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Il complesso ex Salesiani si trova appena fuori dal centro abitato della Faventia Romana ed è il risultato dell’accorpamento e ricostruzione di diversi fabbricati. Le diverse strutture del complesso sorgono tra via San Giovanni Bosco, via Bondiolo e via Mura Torelli.

XVIII secolo
Prima dei Salesiani

La storia dell’ex Salesiani comincia tre secoli fa. All’epoca l’area di quello che poi è diventato il complesso si estendeva lungo via San Giovanni Bosco ed era in gran parte di proprietà della famiglia Naldi, che possedeva un palazzo con annesso orto. A questi si aggiungevano il Macello comunale e due privati, l’Ospitaletto della misericordia e alcune case a schiera.
Veduta da fuori le mura. 1900/20
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1864-1883
I primi Salesiani a Faenza

Le opere e gli insegnamenti di don Giovanni Bosco arrivano per la prima volta a Faenza grazie a monsignor Paolo Taroni, direttore spirituale del seminario di Faenza. Nel 1864 monsignor Taroni comincia ad avvicinarsi alle dottrine dei salesiani e si convince a portarli anche a Faenza. Inizialmente viene individuata come sede in cui realizzare un oratorio salesiano l’ex monastero della Trinità in Borgo Durbecco. Di lì a poco cominciano i lavori di ristrutturazione dei locali e la ricerca dei fondi per aprire l’oratorio entro il 1881, come promesso da don Bosco. L’inaugurazione avviene il 20 novembre di quell’anno. Nel 1882 all’oratorio si aggiungono le scuole elementari serali e una scuola di canto. Di fronte al numero delle attività ospitate dall’oratorio, gli spazi a disposizione cominciano a essere troppo piccoli. Così, si cerca una nuova sede. Nel 1883 i salesiani visitano Palazzo Naldi, in via san Giovanni Bosco, che viene subito scelto come loro futura sede.

1884-1963
L’inizio di un epoca

Nel novembre 1884 i salesiani si trasferiscono a Palazzo Naldi e cominciano fin dai primi anni a effettuare alcuni interventi sul complesso, a partire dalla costruzione della chiesa e dall’espansione dell’oratorio. In pochi anni vengono create le scuole medie e superiori con i dormitori per gli studenti, oltre a laboratori di falegnameria, sartoria, calzoleria, fabbreria e legatoria. Gli ultimi anni del XIX secolo sono caratterizzati da un importante ampliamento del complesso attraverso l’acquisizione di nuovi edifici, come le cosiddette case Maccolini (dal nome degli ex proprietari), l’ex Ospitaletto della misericordia e i due Macelli privati.
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Cortile interno
Cortile minore. 1910-1915
Interno dell'oratorio. 1920.
Interno Oratorio. 1920
Palestra
Palestra
Veduta da fuori le mura. 1900/20
Veduta da fuori le mura. 1900-1920
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Nel 1917 il complesso viene requisito per scopi militari e riprende la sua attività nel 1919. Negli anni della Seconda guerra mondiale l’Istituto viene invece messo a disposizione dei cittadini; al suo interno vengono ricavati un ospedale per i feriti e alcune stanze per gli sfollati. Finita la guerra, il complesso affronta nuovi cambiamenti. Nel 1952 il liceo classico diventa scientifico e tre anni più tardi viene inaugurato il nuovo oratorio più grande, necessario visto l’alto numero di frequentatori.

1964-2001
L’epoca moderna

Negli anni ’60 il complesso viene interessato da nuovi interventi di ristrutturazione. Nel 1964 il teatro viene ristrutturato e adibito anche a cinema per attirare maggiormente i ragazzi, mentre nel 1980 chiude la scuola media, sostituita da un pensionato per ospitare gli studenti esterni che frequentavano le scuole superiori. Nel 1993 chiude anche il liceo, seguito quattro anni più tardi dal convitto per gli studenti. Nel 2000 l’Ispettoria Salesiana di Milano decide la chiusura definitiva dell’opera salesiana di Faenza.
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dal 2005 ad oggi
Un progetto proiettato nel futuro

Dopo la chiusura dell’Opera salesiana, il cortile asfaltato del complesso viene usato come parcheggio, mentre nel 2004 viene annunciata la vendita della struttura alla società Faventia Sales, costituita il 24 febbraio 2005 e composta da Comune di Faenza, Fondazione Banca del Monte e Cassa di Risparmio di Faenza, Banca di Romagna e Diocesi di Faenza-Modigliana. Obiettivo della nuova proprietà per non disperdere questo patrimonio culturale, sociale ed educativo è la riqualificazione del complesso per usarlo a scopi formativi a favore dei giovani.
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Per approfondire la storia, scarica la relazione di Stefano Saviotti

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