Ieri

I Storia del fabbricato.
Il complesso edilizio dell’ex Istituto Salesiano sorge su un’area derivante dall’accorpamento e ricostruzione di parecchi fabbricati. Ai fini della ricostruzione della storia delle varie parti del fabbricato, esso è stato diviso da Stefano Saviotti, autore della ricerca qui riassunta, in 7 componenti:

A – Il palazzo Naldi (con orto e casa dell’ortolano).

B – Il Macello comunale.

C – I due macelli privati.

D – La casetta a schiera Lassi.

E – L’Ospitaletto della Misericordia.

F – La casetta a schiera Maccolini.

G – La casa Orges (con giardino e servizi).

Dei quali ai fini di queste note, ci limiteremo a fornire una ricostruzione sommaria di tre dei principali, rimandando per completezza alla ricerca di Saviotti

Il palazzo Naldi.

La prima mappa di Faenza di cui disponiamo risale al 1570 circa ed è conservata presso l’Archivio Capitolare. Essa mostra solo la rete viaria e gli edifici principali; nell’area in esame si notano le vie S. Giovanni Bosco (detta contrada del Guasto), Bondiolo, la strada della mura (via Mura Torelli). Non vi sono indicati edifici di rilievo.

La seconda mappa fu realizzata nel 1630 e riporta la stessa rete viaria; viene però evidenziata la presenza di due grandi orti, uno corrispondente all’area grossomodo posta fra la chiesa dei Salesiani e via del Carmine, e l’altro più piccolo situato fra il primo orto ed il retro delle case di via S. Giovanni Bosco. L’unica parte edificata si collocava lungo via S. G. Bosco, ed in epoca rinascimentale comprendeva un palazzo a corte ed una fila di casette a schiera. Nel Settecento, gran parte dell’area era di proprietà della famiglia Naldi, che possedeva un palazzo con annesso grande orto. Probabilmente già da prima, il palazzotto all’attuale civico 1 di via S. Giovanni Bosco era residenza di un ramo della celebre famiglia Naldi, originaria di Villa Vezzano presso Brisighella e nota fino dal XV secolo per i condottieri dei “brisighelli” che combatterono per i Manfredi, per Cesare Borgia e la Repubblica di Venezia.

Il fabbricato attuale presenta una facciata in stile barocchetto, di autore ignoto, risalente al XVIII secolo; tuttavia, l’impianto complessivo risale alla fine del XV secolo o inizi del XVI. Il primo ampliamento fu probabilmente lungo via don Bosco, allora dell’Ospitaletto, cui seguirono altri corpi collocati in maniera disorganica nello spazio interno verso l’orto.

Al palazzo era unita un’ampia zona tenuta ad orto, che giungeva sino alla strada delle mura e a via del Carmine.  Il Catasto del 1814 riporta come proprietario del palazzo e dell’orto Cesare Naldi, che, oltre ad essere nobile e possidente, era pure apprezzato uomo di lettere. Alla sua morte, il palazzo fu lasciato alla Compagnia di Gesù che non riuscì ad ottenere una rendita adeguata dal vasto ma disordinato immobile, così contenne al minimo la sua manutenzione, rendendo inevitabile un degrado progressivo. Nel 1853 l’immobile venne posto in vendita e acquistato l’anno dopo dai fratelli Poletti (Raffaele, Ignazio e don Tommaso).  Secondo il Catasto del 1875, quell’anno il complesso apparteneva ancora a Raffaele, e contava ben 90 vani. Nel 1880 Raffaele Poletti morì, lasciando il palazzo al figlio Giovanni  e il 18 novembre 1884, l’immobile fu ceduto a don G. Battista Rinaldi, rettore dell’Istituto Salesiano che a quei tempi aveva ancora sede provvisoria presso la parrocchia di S. Antonino in Borgo.

 

Il Macello comunale.

Di questo edificio esiste un rilievo datato 1766. Esso sorgeva parallelamente all’odierna via Mura Torelli, in prossimità del vicolo cieco che conduce all’area ex Salesiani, e consisteva in un lungo capannone rettangolare. All’interno vi era un solo grande camerone, con un piccolo soppalco. Verso l’interno dell’isolato vi era una grande area scoperta di servizio, dalla quale si accedeva a due piccoli macelli privati, ed al grande orto del conte Geremia Naldi (oggi occupato dal campo da calcio e dall’oratorio nuovo degli ex Salesiani).

Per impedire le frodi sulle carni, il 23 aprile 1788 il Consiglio Generale approvò la costruzione del nuovo Macello.  L’edificio, situato su un lotto di 880 mq, fu costruito nel 1791; esso si sviluppava su due piani, ed era dotato di un piccolo cortile scoperto lungo l’odierna via Mura Torelli. La struttura realizzata dal Pistocchi riscosse un certo successo fra gli intenditori di architettura, e rimase in uso per più di un secolo subendo solo lievi adattamenti.

Nel 1895, il macello pistocchiano fu sostituito da una struttura più grande e moderna in via Ponte Romano, e la vecchia struttura fu chiusa, andando incontro ad un rapido degrado. Per via della sua particolare struttura, l’immobile non era adattabile ad alcun altro uso, per cui il Comune decise di venderlo. L’ingegnere capo Tramontani pensò che l’edificio avrebbe potuto interessare all’Istituto Salesiano, insieme ad una porzione del vicolo circostante. Tra gennaio e marzo 1896 due aste per la vendita andarono deserte e l’amministrazione si mise in contatto con don Rinaldi, rettore dell’Istituto Salesiano, proponendogli l’acquisto. Il 17 settembre 1896, il Consiglio Comunale discusse la vendita del vecchio Macello e di parte del vicolo. Tutti i consiglieri furono d’accordo, eccetto lo scrittore Alfredo Oriani, molto contrariato che l’immobile fosse stato addirittura offerto dal Comune all’Istituto. L’intellettuale, dichiaratamente anticlericale, affermò che il locale “un tempo macello di buoi, diverrà domani un nuovo macello di piccole anime”, e chiese la sospensione della delibera che invece fu approvata con il suo solo voto contrario.

 

L’Ospitaletto della Misericordia

Nel Cinquecento, su quest’area sorgevano sette casette di proprietà di Vincenzo Cittadini che dispose di lasciare in eredità quegli immobili alla Compagnia della Morte. Nel 1713, le case furono accorpate e vi fu posta la sede del Ricovero pei fanciulli abbandonati.

Durante il periodo napoleonico la Comunità addossò forzatamente alla Compagnia della Morte il mantenimento di fanciulli in numero superiore alle sue possibilità, mandando in crisi la gestione dell’Ospedaletto. L’Istituto di S. Giovanni Decollato, nel quale confluirono i beni della soppressa Compagnia della Morte, decise nel 1809 di chiudere il Ricovero, dimettendo parecchi ospiti. A partire dal 1813 questo immobile cambiò varie volte proprietà fino a che in data 23/08/1889, fu venduto a don Rinaldi, Giuseppe Bertello, Andrea Pelozza ed Antonio Lassi, e progressivamente demolito tra 1890 e 1894 per la costruzione del nuovo Collegio.

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